Verbavolant: di spettacolare c’è solo il fiasco

luglio 28, 2010 in Recensioni, Spettacoli by CriticAttore

La stroncatura sull'Arena

Uno spettacolo senza spina dorsale, infarcito di luoghi comuni banali e depresso da una regia incerta. La buona volontà degli attori in scena non ha salvato un allestimento decisamente di scarso livello. Questo, in sintesi, l’impietoso giudizio critico pubblicato su L’Arena (domenica 25 luglio) a proposito della esibizione del gruppo Verbavolant (“Indovina chi sviene a cena”).

Ci sono due aspetti che preme sottolineare in questa sede. Innanzitutto una nota culturale: si segnala in questo spettacolo l’ennesima rappresentazione dell’omosessualità effettuata attraverso stereotipi e pregiudizi derivati da una concezione perbenistica ed ipocrita che, francamente, al giorno d’oggi ritenevamo ormai relegata negli ambienti omofobici bigotti e refrattari allo sviluppo civile della nostra società. Può darsi che la scelta di questo testo e le modalità con cui è stato messo in scena, da questo punto di vista, siano indicativi di una certa mentalità. Ma non ci interessa indagare il gusto – a nostro avviso assai cattivo – di chi ha allestito questo spettacolo.

A latere ci viene da considerare che se c’è una città dove ci si aspetterebbe un tale imbarbarimento culturale, questa è indubbiamente la Verona razzista di questi anni leghisti. Dispiace che anche il mondo del teatro amatoriale debba essere toccato da queste tendenze che con la cultura hanno poco a che vedere. Ma stiamo divagando.

In secondo luogo, e torniamo a parlare di teatro, sottolineamo la perdurante difficoltà della compagnia Verbavolant di allestire spettacoli il cui valore artistico sia quantomeno accettabile. Si deve ormai risalire indietro di quasi quattro anni, alla fine del 2006, per ricordare le ultime esibizioni apprezzabili, quando ancora facevano parte del gruppo personalità artistiche di valore.

Foto Brenzoni, da L'Arena del 25 luglio

A nulla è servito, pare, il cambio di regia operato quest’anno, dopo il malriuscito tentativo del 2009 di maneggiare elementi culturali del tutto estranei ai membri del gruppo. Siamo d’accordo, insomma, con la bocciatura della vecchia regia rimarcata da questo cambio, ma il risultato è stato di certo scadente. Quando la qualità manca, non basta un ritocco cosmetico ed un po’ di presunzione per fare teatro. A maggior ragione quando si pretende di affrontare temi che sono oltre le proprie capacità.

Fortuna dei Verbavolant è l’avere accesso ai cortili ed alle rassegne comunali a prescindere da ciò che vi si rappresenta. Non fosse così, riteniamo che difficilmente spettacoli di questo livello possano avere un mercato laddove avviene una preventiva selezione di qualità.

Ma non tutto è da buttare via. Gli attori hanno mostrato di avere buona volontà, e su questa è possibile pur sempre costruire qualcosa, se si è disposti ad imparare. Chi opera nel teatro dovrebbe ricordare che si recita per il pubblico, non per se stessi. Consigliamo un bagno di umiltà prima di ricominciare, magari con meno pretese, tenendo conto dei propri limiti. Già in passato questa compagnia ha attraversato lunghi periodi di pausa: forse è il caso di fermarsi a riflettere ancora un pochino?


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