Eventi Archive

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Quando il cabaret è DOC!

riceviamo e pubblichiamo
 
La DOC è una cooperativa di servizi per lo spettacolo che gestisce per conto di numerosi artisti pratiche burocratiche e fiscali.
Ma non è solo questo.
Ha infatti un comparto specifico, la DOC Live, dedicato alla consulenza ed organizzazione eventi, con cui ha seguito moltissime manifestazioni e concerti.
Dopo la bella esperienza dei due anni di laboratorio presso le Cantine De L'Arena, in collaborazione con Verona Cabaret, la DOC ha intrapreso una strada nuova e di possibile crescita del movimento comico cabarettistico scaligero.
Oltre ad avere tra i soci già alcuni ottimi professionisti della comicità, ha pensato bene di associare anche alcuni dei volti nuovi che si sono distinti nei due anni di laboratorio veronese e che per capacità e volontà di emergere si sono messi in risalto, muovendosi anche al di fuori del contesto cittadino e partecipando ad altri laboratori, come il Ridi'n'Bergamo gestito da Omar Fantini, lo Zelig Lab di Padova e il Colorado Lab di Varese, fino a mettere piede allo Zelig di Milano.
Hanno inoltre accumulato esperienza grazie a numerose serate in locali, teatri e piazze, creando collaborazioni e spettacoli nuovi.
Per questi motivi la DOC ha ritenuto opportuno coinvolgerli in una serie di nuovi progetti e rassegne dedicate al cabaret che prenderanno il via da ottobre in diversi locali veronesi.
 
 Il primo a partire è RISATE A KM 0, presso la Locanda Le Salette di Fumane (VR), in collaborazione con la cooperativa Azalea, che gestisce la parte degli spettacoli nel bel ristorante della Valpollicella.
A partire da martedì 11, e poi ogni due settimane, sarà quindi possibile cenare e godersi un'oretta di spettacolo in compagnia di un paio di comici DOC, che si alterneranno con sketch e personaggi per strappare una risata, aiutati magari dall'ammazza caffè.
Prima serata con Nicola Trocchia e Andrea Zappacosta.
 
Dal 23 ottobre prende invece il via NOCHE CABARET al Tres Deseos in via S. Maria Rocca Maggiore, dietro Piazza Isolo a Verona.
Il locale intimo e raccolto, con un piccolo palco, si presta perfettamente al cabaret stand up, tipico dei locali inglesi e americani, con un contatto stretto tra artista e pubblico e la possibilità di accompagnare le risate con delle ottime birre.
Anche questo sarà un appuntamento a cadenza alternata, ogni due domeniche, fino a dicembre.
Prima serata con Terenzio Traisci (Central Station su Sky ed MTV) e Alberto “Il Grezza” Grezzani.
 
Ma sicuramente la rassegna più interessante e qualitativamente più valida è quella che si terrà a mercoledì alternati presso le Cantine De L'Arena, che ormai ha preso il vizio di proporre qualità e varietà, non solo per quel che riguarda la musica. Che il buon Dio ci conservi questo locale in salute!
Il 19 ottobre partirà la stagione (8 gli appuntamenti previsti per ora) de L'Ora del Cabaret e vedrà salire sul palco ottimi professionisti, anche da trasmissioni televisive di fama nazionale come Zelig e Colorado.
Una formula nuova rispetto al laboratorio degli anni passati, dove numerosi comici proponevano brevi pezzi pensati principalmente per il formato televisivo. Durante quest'ora infatti i “Big” potranno spendere un po' di tempo offrendo una visione più ampia del loro repertorio, potendo così muoversi con maggiore libertà, senza i vincoli dei tempi televisivi, o dovendosi limitare per dare spazio ad altri.
A fare l'apertura, o da spalla, a questi “Big” ci saranno sempre loro, i volti nuovi della DOC, a cui sarà data l'opportunità di salire su un palco di tutto rispetto e lavorare con dei signori professionisti.
 Fino ad oggi sono confermate le presenze di Omar Fantini (Nonno Anselmo da Colorado), Luca Klobas (Ratko da Zelig), i Cani & Porci (Nicola Trocchia e Max Guidetti da Animalaus), Diego e Paolo (da Zelig Off), Marzio Rossi e Alex De Santis (da Colorado e autori di Baz e del Saturday Night Live Italia), Cristian Calabrese (da Central Station e prossimamente a Zelig Off).
La prima serata vedrà come ospite principale Luca Klobas e per l'apertura Il Grezza.
 
La situazione comica a Verona si sta al fin muovendo, dopo anni di poca offerta al di fuori degli spazi teatrali, di barzellettieri della domenica, o di rassegne troppo brevi per lasciare un segno.
E comunque non c'era davvero un movimento cabarettistico nel veronese, o si limitava a pochi buoni attori, costretti a migrare verso altre città per riuscire anche solo a cominciare (vedi Dado Tedeschi, o Laura Magni).
Oggi qualcosa si muove, grazie alla DOC e alla passione di queste nuove leve.
 
Spendiamo ora alcune righe per parlare dei comici emergenti coinvolti nelle rassegne.
 
Andrea Zappacosta:
Milanese di origine, ha accumulato molta esperienza soprattutto alla radio (Radio Deejay, Radio 101, Radio Lupo Solitario) e collaborando con Giacomo “Ciccio” Valenti per alcuni spettacoli.
Trasferitosi a Verona inizia a fare cabaret con il laboratorio Verona Cabaret DOC, partecipa al laboratori di Zelig e Colorado e decide che questo sarà il suo futuro.
Si muove principalmente sui personaggi e sono ormai conosciuti dal pubblico il Genfri, meccanico milanese cinico e un po' zotico, e Lino Pennino, cantastorie dalla parlata meridional-maccheronica, con il quale ripropone le fiabe classiche in una chiave più… adulta.
 
Giuseppe Forte:
Può vantare la partecipazione a numerosi laboratori del nord Italia e in pochi anni è cresciuto mangiando pane e cabaret dalla mattina alla sera.
Il più giovane tra le nuove proposte, ha maturato esperienza sia a livello teatrale che musicale e ha partecipato con buoni risultati ad alcuni prestigiosi concorsi di cabaret, come il Ridi'n'Ciociaria (2° classificato).
In breve tempo è riuscito anche a mettere un piede allo Zelig di Milano partecipando alle serate di Laboratorio Artistico.
Si cimenta di tanto in tanto in monologhi e uscite a schiaffo, ma i suoi cavalli di battaglia sono i personaggi di Tato Robotto, consolle di nuova generazione dalla dubbia efficacia, e Michael Carmeli, strampalato life stylist, sempre in vena di dare consigli per essere più glamour.
 
Alberto "Il Grezza" Grezzani:
Monologhista classico, con una propensione per la stand up comedy, non disdegna il ruolo di presentatore/spalla, o il mettersi alla prova con alcuni personaggi.
Nasce come cabarettista nel dicembre 2009 al laboratorio Verona Cabaret DOC e da lì prende il via per partecipare a numerosi laboratori, tra cui il Ridi’n’Bergamo di Omar Fantini, lo Zelig Lab di Padova, il Laboratorio Artistico allo Zelig di Milano, il Ridi’n’Blu di Davide Paniate, il Colorado Lab di Varese.
Dal 2010 è direttore artistico e presentatore del mini laboratorio CaBar@stra a Vicenza e ha collaborato con Diego Carli per l’organizzazione e la conduzione del Session Cabaret.
Finalista del Concorso per Giovani Cabarettisti Emergenti – premio Alberto Sordi del 2011, è nel cast della serata “8 Mile” del 25 febbraio allo Zelig di Milano.
La sua attività comprende l’organizzazione e la partecipazione ad eventi, serate di piazza e locali dividendo il palco con comici di Central Station, Colorado e Zelig, come Luca Klobas, Marzio Rossi e Omar Fantini. 
 
Antonio “Gnollo” Mignolli
Giovane comico che può già vantare molti anni di esperienza sulle spalle, avendo frequentato a lungo la scena padovana dei locali.
Ha frequentato i laboratori Zelig di Marghera e di Padova, oltre naturalmente il Verona Cabaret DOC.
Collabora già da tempo con Diego & Paolo (Zelig Off) come spalla e si esibisce anche con Daniele Manfroi nel duo Spesso e Volentieri.
Il suo repertorio spazia dai monologhi di stampo classico, fino al non sense e ai pezzi musicali, distinguendosi soprattutto per l'intelligenza e la grande ironia dei suoi sketch.
 

Da VeronaTeatro.Org, post Quando il cabaret è DOC!

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Franca Valeri, il teatro senza età

Fonte: La Repubblica – Roma (30 luglio 2010, di Rodolfo di Giammarco)

Franca Valeri, 90 ma non si dice

Guai a parlare a Franca Valeri dei 90 anni che compie questo sabato 31 luglio. È stata bersagliata da ogni tipo di augurio, omaggio, festeggiamento, ritratto ed elogio, è stata intervistata in prossimità del compleanno con l’ottimo pretesto di parlare del suo futuro e cioè di quando a gennaio del 2011 reciterà al teatro Valle di Roma nella sua nuova commedia Non tutto è risolto (ah, la preveggenza sociale dei titoli…), è stata ancora una volta messa in grado di fare generosa pubblicità alla sua pubblicazione la Repubblica delle code che è una rivista indipendente per cinofili rintracciabile su internet, è stata debitamente ri-biografata, ri-raccontata e ri-mitizzata.

Ma ha sempre dribblato con eleganza le insistenze più o meno collaterali sull’argomento età, sul tema del suo novantennio, sulla filosofia di lei nonagenaria. Allora dritto per dritto, e in virtù di un’amicizia che ci ha sempre fatto ridere di qualunque cosa, ho pensato di proporle una chiacchierata che a dispetto di tutto, e delle sue mai convenzionali idee, vertesse solo ed esclusivamente sugli anni che passano, sull’anagrafe sua e degli altri, insomma una conversazione su una materia che in queste ore la assilla, la assedia, la assale.

Franca, parliamo del concetto sciagurato e molesto dell’età…
«Va bene. Merita una riflessioncina. L’età dell’uomo si è allungata, e contemporaneamente sono cresciute le occasioni per liberarsi di un bel po’ di gente  giovane (vuoi attraverso gli incidenti stradali, vuoi con le droghe, vuoi a causa della piaga inestinguibile e sempre rigenerata delle guerre). Nel frattempo, a proposito di immaginario, si continua purtroppo spesso a considerare una notizia il fatto che qualcuno compia 90 anni, perché in passato effettivamente non ce n’erano molti in giro, e mi riferisco a quei pochi e poveri vecchietti piegati in due…»

Mentre adesso?…
«Adesso tutto è cambiato, ci sono in circolazione parecchi centenari, e la longevità poggia sulla salute, tant’è che non è difficile avere un buon fisico grazie al quale arrivi anche a collezionare cento primavere, e io ad esempio fortunatamente me la passo bene, non ho più l’elasticità e le forze di quando ero quarantenne, però la testa mi funziona ugualmente e anche di più»

Ciò non toglie che susciti la sorpresa, i complimenti, gli onori della gente e dell’ambiente artistico…
«Sì, a costo di dovermi sentir dire tante e tante volte “Brava, ancora recita?”. E non sanno che io magari mi dimentico il nome di qualcuno ma mai la parte da imparare a memoria per uno spettacolo. E poi, lasciamelo dire, tutto questo traffico attorno al mio compleanno, beh diciamo che è un po’ incredibile…»

Ma sono tutti amici, persone del tuo mondo, giornalisti e artisti che ti vogliono bene…
«Ma sì, è vero, mi fa anche piacere, e infatti mi presto come posso, però un po’ di involontario disagio si crea, perché uno sta lì a fare tante cose e a pensare tante cose, ed ecco che da un certo momento in poi ti viene ripetutamente messo nell’orecchio che sei un vecchio, faccenda a cui non era detto che tu stessi pensando»

Vogliamo guardare indietro nel tempo, per scoprire che al compimento di qualche altro tuo decennio d’età hai invece festeggiato, hai condiviso l’anniversario?
«Io non ci ho mai tenuto molto. Molte persone ti dicono “Stasera non posso fare questo o quello perché ho un compleanno”, e c’è chi affitta dei locali, fa cene pazzesche, probabilmente per avere dei regali. Io no. Sarà che compio gli anni in piena estate, stagione in cui gli amici erano e sono fuori, e mio padre ha sempre avuto un buen retiro in campagna, e i conoscenti hanno in genere prenotato alberghi… Al massimo ho festeggiato assieme a mio fratello, nato d’inverno»

E il rapporto con l’ammontare esatto dei tuoi anni è sempre stato trasparente, o hai qualche volta, diciamo per motivi di lavoro, manomesso e diminuito l’età?
«Se consideriamo il comportamento più naturale e diffuso tra le donne, prima effettivamente a signore e ragazze non piaceva granché ricordare l’età, e pronunciare la parola “cinquant’anni” era una sofferenza, ma adesso ho notato che il fenomeno s’è invertito, ora ci tengono, si mostrano, s’inorgogliscono. Quanto a me, non ho mai fatto carte false (o documenti falsi: sì, si cambiavano pure le carte d’identità, un tempo), e da quando ho lasciato il mio nome vero Franca Norsa per il mio nome d’arte Franca Valeri tutti sanno tutto di me, mi sarebbe stato addirittura impossibile bluffare sul numero degli anni che avevo»

Un pensiero sulla differenza tra la vita umana che s’allunga e la vita degli animali, mi riferisco ai cani cui sei tanto devota, che invece è drasticamente più breve…
«È un’ingiustizia della natura, questa cosa. Però loro, chissà, vivono più intensamente. Ecco, è proprio dai cani che amo essere festeggiata. Mi basta che mi vengano incontro così come sanno fare di solito. Ora però ti devo lasciare, sono arrivati due ragazzini bellissimi con uno stupendo mazzo di fiori e…»

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Laboratorio Clandestino di Cabaret: piacevole scoperta a Tregnago

Got to be good-looking ’cause it’s so hard to see.

La locandina della serata


Se è così difficile vederlo, dev’essere interessante, pensavamo, parafrasando Lennon. Ed in effetti è stato necessario uno sforzo di volontà per mettersi in macchina sabato sera a cercare un locale appena fuori Tregnago, il Birthaus. Parcheggiando elaboravamo congetture sul significato del nome… Birth – haus? Nulla nel suo aspetto da l’idea di un reparto di ostetricia. Per fortuna non siamo qui per inutili ironie.

Lo spettacolo di sabato 31 luglio ci ha divertiti. Il laboratorio di cabaret di Verona ha prodotto, a quanto pare, ottimi frutti. Peccato che ad assistere alla serata ci fosse così poca gente, complice la distanza dalla città e probabilmente la scarsa pubblicità. Ci possiamo anche aggiungere la data infelice di metà estate (giorno di partenze “intelligenti”) ed un tempo insolitamente freddo che certo non invitava a rimanere seduti in mezzo al vento. L’aggettivo “clandestino” sulla locandina non poteva essere meglio giustificato.

Ma VeronaTeatro.Org ed il CriticAttore c’erano. E se la son goduta, chiudendo bene camicia e giacca. Diciamo subito che tutti gli attori che si sono esibiti hanno mostrato un livello di preparazione superiore a quanto ci aspettavamo. La qualità media è alta, apparendo vieppiù sostenuta da evidente impegno e passione.
Dopo questa doverosa premessa, dobbiamo ricordarci che siamo pur sempre qui a criticare. E allora facciamo le pulci ai nostri eroi.

La struttura dello spettacolo è quella classica del cabaret all’italiana, con gli artisti che si alternano sul palco. A presentare c’è Mauro Cutrino, del gruppo “TreXuna“, sostituito occasionalmente ed efficacemente dal monologhista Alberto “Grezza” Grezzani.

Se non abbiamo capito male i nomi (e nell’eventualità, chi sa ci corregga!), i TreXuna sono, oltre al già citato Mauro Cutrino, Gigi Baldassarri, Dario Conti ed Elena Tramarin. Non li conosciamo, ma dal quanto abbiamo potuto vedere sembra trattarsi di attori provenienti dal teatro. Il modo di muoversi, la mimica, l’uso della recitazione corale (ed il modo di applicarla) ci sembra avere questa origine. Ovviamente possiamo sbagliarci.

Tuttavia questo genere di spettacolo, ed il fatto stesso di essere in quattro, ha sofferto della collocazione. Il palco troppo piccolo, l’illuminazione insufficiente e (disdetta, tremenda disdetta!) i radiomicrofoni che fanno i capricci hanno nociuto all’esibizione dei TreXuna. Del resto si tratta pur sempre di “pezzi” più difficili da adattare al contesto, specie quando è così disagiato, rispetto a quello che può essere il numero di un monologhista.

Non ci dilunghiamo ancora su questo punto. Il concetto dovrebbe essere già chiaro. L’effetto comico sul pubblico è stato ottenuto nel modo migliore possibile, ma sarebbe stato probabilmente più efficace in una collocazione più adatta. Di questo, ovviamente, non sono colpevoli gli attori. Una menzione particolare è da farsi per Mauro, che s’è occupato anche della conduzione della serata. Vogliamo anche citare Elena, di cui ha colpito l’autorevole presenza scenica. Il giudizio è positivo, quindi, ma aspettiamo di rivederli in una situazione più favorevole per migliorarlo.

Il Grezza ha rappresentato una sorpresa. Conoscevamo già la forza espressiva di talune sue esposizioni, ma la padronanza della scena e la sicurezza con cui ha porto i suoi monologhi al pubblico, giocando anche d’improvvisazione, con parola e gesto misurato, hanno stupito. C’è poco da aggiungere, un’ottima esibizione. Ma siccome siamo pignoli, segnaliamo che il secondo dei suoi monologhi appariva appena meno collaudato, come dire, più… grezzo rispetto all’altro. Forse è solo un’impressione, una sfumatura difficilmente visibile ai non addetti ai lavori; forse è una perfidia da critico sottolineare un tale insignificante dettaglio, ma tant’è.

Il duo musicale “Spesso & Volentieri” ha riproposto il classico tema del gioco con le canzoni famose “smontate e rimontate” in modo da divertire. Un gioco che riesce a non cadere nel ripetitivo, nello scontato o nel forzato. Resta sempre gradevole e leggero per il pubblico, tanto che alla fine dei loro pezzi sembra quasi che gli spettatori con gli occhi chiedano ancora.
Le condizioni atmosferiche sfavorevoli hanno colpito anche loro: sembra infatti che sia stato il freddo la causa del temporaneo dimezzamento del duo a metà serata. E noi supponiamo sia stato anche causa di qualche nota “facile” sfuggita male dall’ugola. Peccati veniali, tuttavia: la qualità c’è e s’è vista tutta.

Concludiamo con Giuseppe Forte (se abbiamo annotato correttamente il nome), che s’è visto forse troppo poco. Molto divertenti le sue brevi surreali interruzioni tra un’esibizione e l’altra. Il suo personaggio Tato Roboto appare ben rodato, anche se forse pecca in originalità, lasciando un sapore di già visto. Crediamo però che questa impressione sia dovuta più al nostro gusto personale. Infatti si è trattato probabilmente del momento che ha scaturito le maggiori risate tra il pubblico (e consentiteci licenza di render transitivo l’intransitivo). Del resto si sa: il critico vede cose che agli spettatori non interessano. E noi siamo dell’idea che quanto visto non renda del tutto la qualità di questo attore. Vogliamo rivedere anche lui, per poterne decantare più giuste lodi.

Ribadiamo quindi quanto scritto all’inizio: spettacolo ben costruito ed elementi di qualità. Saremo senz’altro presenti – per quanto possibile – alla prossima occasione per divertirci e per confermare gli aspetti positivi già sottolineati. Speriamo solo con un pubblico meno infreddolito e più numeroso: questi ragazzi meritano applausi.

Aggiornamento

Ringraziamo l’informatore che ha consentito, col suo messaggio di correggere qualche refuso e di aggiungere alcune precisazioni, tra le quali i nomi dei componenti del duo Spesso & Volentieri, Daniele Manfroi e Antonio Mignolli, il secondo dei quali interprete di un numero da solista durante la serata: a questo ci si riferiva col “dimezzamento temporaneo” della coppia. La giustificazione legata al freddo della serata era un espediente scenico… come dite voi profani, una battuta estemporanea dei presentatori.
Una battuta però tanto verosimile e ben sostenuta da far dubitare anche noi, dobbiamo ammetterlo, nonostante il numero di Antonio apparisse tutt’altro che improvvisato.

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Debutto "spettacolare" per il ventennale del Gruppo Popolare Contrade

Fonte: Gruppo Popolare Contrade

Ancora un successo.
Il nuovo spettacolo del Gruppo Popolare Contrade ha divertito e commosso alcune centinaia di persone lo scorso fine settimana, ricevendo la giusta ricompensa in forma d’applausi e sorrisi sia al debutto di venerdì che alla replica di sabato.

Sedicesima realizzazione originale del Gruppo Contrade, che festeggia il 20° anno di attività artistica, “A morire vanno sempre gli altri” è un testo che affronta il tema delle divisioni sociali in un momento della nostra storia recente, il primo dopoguerra, nel quale la società e la politica italiana stanno per subire uno degli sconvolgimenti più profondi e repentini del ventesimo secolo.

Gli eventi del 1918 sono solo un eco quando arrivano nella provincia contadina, dominata da un ricco proprietario locale, d’indole prepotente e violenta. Tuttavia l’esperienza bellica dei ragazzi, le notizie delle lotte contadine ed operaie che vengono da fuori, la presa di coscienza delle donne e la forza dei sentimenti congiurano perché le cose cambino, almeno un po’, suggerendo, al termine del racconto, che il cambiamento possa continuare.

Come da tradizione, la musica che accompagna lo spettacolo è eseguita dal vivo dai musicisti del Gruppo Contrade. E come è ormai consuetudine, il debutto è avvenuto nella cornice di villa Bertoldi, a Settimo di Pescantina. In questa occasione, l’assessore al bilancio del Comune di Pescantina, Loredana Piubello, ha voluto manifestare l’apprezzamento dell’amministrazione per il lavoro svolto in questi due decenni leggendo un messaggio del sindaco, impossibilitato a partecipare di persona. Non è mancato un accenno al progetto, ormai di imminente avvio, per la creazione di un centro culturale polifunzionale a Settimo di Pescantina che sorgerà al posto del vecchio edificio dell’ex centro parrocchiale, attuale sede del Gruppo Popolare Contrade, il quale beneficerà del rinnovamento. Un nuovo teatro è sempre una buona notizia: di questi tempi, poi…

L’incaricato alle manifestazioni del Comune di Pescantina, Ciro Ferrari, ha voluto manifestare ulteriormente la gratitudine della cittadinanza verso il Gruppo Popolare Contrade, offrendo una targa commemorativa di questi primi vent’anni all’associazione, ed un secondo speciale riconoscimento personale al regista, Delio Righetti, per il suo grande impegno nel campo della cultura a Pescantina. Un omaggio senza alcun dubbio meritato.

Il prossimo appuntamento con “A morire vanno sempre gli altri”, a Garda il 28 luglio.

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Chiude il Teatro Laboratorio di Verona

Fonte: www.neviogambula.it

Il Teatro Laboratorio di Verona, fondato da Ezio Maria Caserta, chiude definitivamente. Sabato 24 aprile diversi teatranti si ritroveranno per salutare questo spazio utopico. La mia prima tournée partì proprio da qui, nel lontano 1990, e la sera del 24, nel quarto d’ora a mia disposizione, reciterò un brano di quell’antico spettacolo con cui debuttai. Quello che segue, invece, è il testo che è nato per l’occasione. Ormai possiamo dirlo con certezza: l’epoca si è tolta la maschera e ci mostra, finalmente, il suo vero volto. E lo fa proprio qui, tra queste che sono le rovine di un’idea, in questa casa ora abbandonata e destinata a dissolversi nel nulla. Lo fa tra le assi di quello che è stato un palcoscenico gioioso e tragico, che ora devono essere bruciate, affinché il viso irridente dell’epoca si mostri in tutto il suo squallore. Ecco, signore e signori, l’epoca, questa nostra epoca pregna di decadenza, deprimente, vestita del suo miserabile niente, si mostra davanti a noi [...]

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Dario Ballantini al Club K59

Fonte: http://www.cittadiverona.it/eventi/scheda4238/feste/dario-ballantini-al-club-k59-.html

Dario  Ballantini al Club K59 Venerdì 23 aprile sarà Dario Ballantini la Guest Star alla serata d’inaugurazione del giardino d’estate del K59.

Una serata speciale in cui potrete interagire direttamente con Ballantini e conoscere da vicino le due anime dell’artista, quella del pittore e quella del noto personaggio televisivo di striscia la Notizia.

Sarà l’occasione per vedere in anteprima la sagoma di Federico e Cristina Cozza, i due fratelli imprenditori proprietari del K59, elaborata dal tratto di Dario Ballantini.

Splendida cornice dell’evento sarà il nuovo look estivo del K59, un giardino di piante, siepi, fiori, rampicanti e comodi arredi esterni in cui potrete ritrovare il nostro Ristorante e la confortevole Music Lounge con l’American Bar.

Ad accogliervi Il nuovo Direttore del locale Giorgio Gnugnoli, personaggio di spicco della vita notturna veronese, conosciuto anche per le sue produzioni video e discografiche, il suo ruolo di attore e di autore televisivo e di inviato RAI.

La serata inizierà alle ore 20 con una cena su prenotazione (affrettatevi con le prenotazioni, i posti non sono molti!) e proseguirà con una notte di musica e cocktail, a ritmo delle selezioni del noto dj veronese Carletto.

Consumazione e Cocktail Buffet: € 65,00
Riduzioni riservate a minori, over 65, Associazioni e Cral

info: http://www.k59.it

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Il volo dei falchi ha incantato piazza Bra

Fonte: http://www.larena.it/stories/Cronaca/144629__il_volo_dei_falchi_ha_incantato_piazza_bra/
LA DOMENICA IN CENTRO. Successo della prima edizione della manifestazione «La cuccagna dei sapori e antichi mestieri». Migliaia di visitatori tra gli stand
Tre giornate all’insegna dei piaceri del palato e della riscoperta delle antiche arti medievali tra mangiafuoco, tessitori e «domatori» di rapaci

Zoom Foto

Si lavorano tessuti al telaio secondo tecniche antiche

Una domenica all’insegna dei piaceri del palato, ma anche alla scoperta delle antiche arti e mestieri medievali, con il di più di alcuni spettacoli folcloristici che hanno appassionato grandi e piccini. La terza giornata della mostra mercato «La cuccagna dei sapori e antichi mestieri», che da venerdì ha fatto tappa in piazza Bra con una serie di stand dei prodotti tipici della regioni italiane, ha visto infatti anche ieri fin dal mattino e ancor più nel pomeriggio una grande folla di veronesi e turisti a passeggio tra le bancarelle, presi tra ghiotti assaggi e acquisti doc.
COLLABORAZIONE. L’iniziativa, che è stata promossa dall’assessorato alle Attività economiche del Comune, in collaborazione con Veronamercato, l’associazione «Eventi di Saperi e Sapori» e la Compagnia del Sipario Medievale, ha concluso dunque la sua prima edizione tra le mura scaligere all’insegna del successo, vincendo anche la contrarietà di un tempo piuttosto capriccioso che ha fatto vedere solo nel pomeriggio di ieri qualche raggio di sole.
FALCONIERI. Ma il cielo nuvoloso non ha fermato la golosità, né ha impedito lo svolgimento di alcune esibizioni folcloristiche in programma proprio per la giornata domenicale: a partire dal suggestivo spettacolo offerto ieri pomeriggio dal gruppo dei Falconieri del re, arrivati da Siena, che hanno mostrato alla gente radunata intorno all’anfiteatro un suggestivo volo di falchi dalla piazza verso l’Arena.
Proprio qui, di fronte all’Arena, erano stato collocati i banchi in cui la Compagnia del Sipario Medievale ha proposto una rievocazione degli antichi mestieri: la produzione della lana, l’utilizzo dell’uncinetto per la realizzazione di preziose stoffe, l’impagliatura delle sedie, la battitura del metallo e delle monete.
LISTON. Lungo il Liston invece, gli stand con i prodotti enogastronomici e culinari: qui non c’era davvero che l’imbarazzo della scelta, tra grandi pani pugliesi e pagnotte tipiche dell’Alto Adige, pecorini toscani e arancini siciliani, pasta di mandorle, cassate e ricotte, speck e salami, mieli biologici, vini doc, grandi forme di grana e pecorini di ogni genere, sughi di lepre e ragù di cinghiale, olive pugliesi, e mille altre ghiottonerie.
Ad animare la piazza sono poi intervenuti anche sbandieratori, sputa fuoco, trampolieri, artisti di strada.
Un bello spettacolo senza dubbio per i veronesi, che hanno mostrato di apprezzare molto la manifestazione, e sicuramente anche un «fuori programma» gradito ai turisti che, numerosi, si sono aggirati tra gli stand, curiosando tra prodotti tipici italiani, assaggiando le specialità della Sicilia e quelle del Tirolo, per una sorta di tour dei sapori.
I TURISTI. «Trovo che sia una manifestazione molto azzeccata, e che sia anche ben organizzata», notava una signora arrivata dalla provincia di Verona ieri mattina. «Pur essendoci infatti molta gente, si riesce a muoversi bene, e poi questi stand, tutti in legno, sono molto graziosi, stanno bene nel salotto cittadino».
«Una valida proposta, che anima la città e offre anche un di più in termini di attrazione turistica. Alcuni prodotti mi sono sembrati un po’ cari, ma sicuramente sono di qualità», fa eco un’altra veronese.
Durante la giornata sono stati anche organizzati giochi per i bambini e ai presenti è stata offerta la possibilità di degustare il caratteristico risotto all’isolana.

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L'Assemblea Nazionale FITA e le compagnie di Verona

I visitatori abituali avranno notato che l’aggiornamento del sito con notizie “fresche” non sempre è tempestivo. Si fa quel che si può. Ho un lavoro che occupa gran parte del mio tempo; e quello libero è diviso tra l’attività teatrale, quella di ricerca e studio e la gestione di alcuni siti web (tra cui questo). Per cui si dovrà attendere che qualche temerario si offra per condividere l’amministrazione di VeronaTeatro.Org perché il servizio migliori.

Recentemente, poi, mi hanno tenuto occupato alcuni impegni “istituzionali” relativi al teatro amatoriale a Verona e provincia. Ciò che segue ne è un breve resoconto con alcune mie considerazioni.

Il 21 marzo scorso s’è tenuta a Roma l’Assemblea Ordinaria della FITA, la Federazione Italiana Teatro Amatori. Pur essendo aperta a tutte le compagnie teatrali iscritte, la partecipazione è stata scarsa. Basti pensare che la prevista sessione straordinaria è saltata per mancanza del numero legale (50% + 1) di associazioni rappresentate. Erano presenti infatti meno di 400 associazioni, in grande maggioranza attraverso delega, su oltre 900 aventi diritto di voto.

La regione Veneto ha espresso circa il 36% dei propri voti. La provincia di Verona ancora meno: 23,5%. Soltanto dodici compagnie della nostra provincia su 51 hanno ritenuto utile partecipare, undici per delega ed una sola con la presenza fisica di un suo rappresentante. Quel tizio che s’è fatto più di mille chilometri tra andata e ritorno ero io.

La mia compagnia, Gruppo Popolare Contrade, che ringrazio per la fiducia ed il supporto, ha considerato importante essere presenti, ed a me è stato affidato il compito di curare i rapporti con la FITA e con le altre compagnie. Quindi è toccato a me. Per la verità avremmo voluto delegare al presidente del Comitato Provinciale la nostra rappresentanza. Però quando è giunta la notizia che lui non sarebbe stato presente, abbiamo deciso di esserci in prima persona.

Così mi sono trovato ad essere l’unica voce veronese all’assemblea nazionale FITA. Una voce la cui forza era necessariamente limitata dal silenzio assoluto dei tre quarti delle compagnie della provincia. Il disinteresse con cui le compagnie teatrali vivono l’affiliazione alla FITA è generalizzato in Italia, visto che poche regioni hanno superato il 50% di partecipazione. Questo fatto non giustifica, però, il comportamento individuale.

Il Veneto ha nominalmente un alto numero di compagnie affiliate rispetto alla media. La provincia di Verona contribuisce in modo consistente. Questo peso sarebbe determinante in fase di votazione, se non rimanesse del tutto teorico. Il risultato concreto?
La Federazione è paralizzata (v. Assemblea Straordinaria annullata) e le istanze locali sono pressoché assenti.

E non venitemi a raccontare, poi, che la FITA non si sa cosa faccia, né cosa sia (a parte essere un comodo sistema per evitare o semplificare molti adempimenti burocratici, come qualcuno sembra considerarla). Una federazione è il complesso dei federati: la FITA siamo tutti noi iscritti, e non una entità metafisica invisibile ed inaccessibile. Ed è davvero un atteggiamento curioso quello di chi si permette di storcere il naso verso le scelte cui si rifiuta anche solo di partecipare. Soprattutto quando la partecipazione consiste nell’immane sforzo necessario ad inviare un misero foglio compilato.

Se nelle mie parole dovesse notarsi un’accenno di disappunto, meglio così: sarò stato efficace. Avrei voluto trovare altre persone della mia provincia a Roma. Come vorrei trovare maggiore comunicazione tra le compagnie veronesi. Anche soltanto per scambiarsi le idee su quella che è la nostra comune passione. Invece il teatro a Verona, ricco in potenzialità, persone, gruppi ed associazioni, è oggi assai povero di contatti e momenti di confronto al suo interno.

Ecco, io ero in quella saletta a votare per conto di dodici compagnie teatrali, undici delle quali non avevo mai avuto modo di ascoltare per conoscerne opinioni e idee.

Martedì scorso, 30 marzo, all’assemblea del comitato provinciale ho avuto modo di raccontare alcuni aspetti di questa esperienza (nella precedente analoga occasione del 6 dicembre avevo presentato l’idea di questo sito web). Erano presenti solo 17 compagnie, il che conferma il disinteresse della maggioranza degli affiliati. E questo nonostante gli sforzi profusi in tal senso dal comitato provinciale (v. assemblea-evento di dicembre).

Perché succede? Confrontarsi con gli altri fa così paura? Esprimere le proprie idee in pubblico è così spaventoso? Eppure la “paura da palcoscenico” dovremmo averla già superata. Possibile che sia soltanto pigrizia? E se lo fosse, per quale motivo ci si iscrive alla FITA?
Viene da chiedersi quale sia l’idea di teatro delle persone che il teatro lo fanno. Io ho sempre inteso gli spettacoli come frutto della collaborazione tra persone, non come mera somma di singoli, ma come gruppo affiatato ed organizzato. Ci sono idee diverse di teatro? E quali sono?

Insomma, mi chiedo perché mai i gruppi non esprimano la socialità che li costituisce anche all’esterno. Dov’è il problema? Sono ancora convinto che un dialogo tra le compagnie FITA della provincia di Verona sia possibile, oltre che assolutamente necessario.

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Spettacolo benefico al Camploy

Fonte: GrilloNews

La Compagnia Teatrale «I Duex» in collaborazione e con il Patrocinio del Comune di Verona (Assessorato alle Pari Opportunità), organizza venerdì 2 aprile 2010 alle ore 21 presso il Teatro Camploy di Verona, lo spettacolo teatrale a scopo benefico «TANGO, MONSIEUR? Scherzo tragico in un prologo ed un epilogo», per la regia di Fernando Marani. Ingresso Gratuito, con possibilità di devolvere un’offerta a favore del FONDO EMERGENZE DI MEDICI SENZA FRONTIERE

Lo spettacolo, la cui regia è affidata a Fernando Marani, è tratto dall’omonimo testo di Aldo Lo Castro, vincitore del Premio UNITER. La pièce narra le vicende di Marco, un incallito seduttore che si ritrova a fare i conti con quattro agguerrite donne. E’ lui stesso ad invitarle, all’insaputa l’una dell’altra, in casa propria lasciando al fedele maggiordomo, Carletto, l’arduo compito di dirimere la matassa.

Dall’incontro-scontro tra le donne, ritrovatesi mogli e fidanzate dello stesso uomo, scaturisce un’inaspettata complicità che si trasforma in un sordido complotto ai danni dell’uomo che si è preso gioco di loro,tradendole ed umiliandole.
Da quel momento si susseguono sottili vendette, macchinazioni, situazioni tragicomiche e paradossali che finiranno col ritorcersi contro padrone e servitore.

“Se qualcuno si dovesse chiedere se questo testo è maschilista – ha dichiarato il regista – oppure di matrice opposta, sappia che la domanda non ha motivo di esistere. Sia i protagonisti maschili che i personaggi femminili alla fine ne escono talmente malconci che l’unico ad essere veramente mortificato è l’animo umano, notoriamente unisex. Tra gag, incomprensioni e doppi sensi la pièce regala momenti di grande ilarità.

Il Fondo Emergenze

L’intervento immediato di MSF nelle emergenze (guerre, epidemie, catastrofi naturali, emergenze nutrizionali) è possibile grazie al Fondo Emergenze. Grazie alle donazioni dei nostri sostenitori al Fondo, siamo in grado di dispiegare un intervento d’emergenza nelle prime ore di una crisi per soccorrere le vittime. Questo Fondo ci permette di intervenire immediatamente in tutte le emergenze, sia quelle mediatiche che mobilitano l’opinione pubblica, che quelle più sconosciute e di cui non si parla. Il Fondo Emergenze è la nostra massima garanzia per intervenire in tutti i contesti, indipendentemente dalla loro visibilità e dalla presenza delle telecamere. Effettuando una donazione al Fondo Emergenze prenderai parte alla nostra forza d’intervento e ci garantirai la possibilità di continuare i nostri soccorsi in tutte le zone del mondo dove operiamo.

Durante la serata saranno presenti i volontari del Gruppo di Verona di Msf con materiale informativo e merchandising solidale
Informazioni Medici Senza Frontiere di Verona: Tel. 345.4638168 – e-mail:info.verona@rome.msf.org
Facebook: Medici Senza Frontiere Gruppo di Verona

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La Maschera D'oro verso la serata finale

Fonte: Giornale di Vicenza

Zoom Foto

VICENZA – Per dove partirà quest’anno la “Maschera d’Oro”? Tornerà per la seconda volta a Macerata, al seguito del Teatro dei Picari, già premiati nel 2007? O percorrerà per la terza volta la strada fino a Mantova, con gli attori dell’Accademia Campogalliani, già vincitori nel 2002 e nel 2003? O non dovrà magari coprire i pochi chilometri che separano Vicenza da Verona, grazie a quella che per l’Accademia di Teamus, debuttante alla kermesse, sarebbe davvero una “prima volta” eccezionale?
Non resta che sbizzarrirsi con i pronostici e attendere fino a sabato 27 marzo, quando, sul palcoscenico del teatro San Marco, la ventiduesima edizione del festival nazionale del teatro amatoriale “Maschera d’Oro” arriverà al gran finale, con la proclamazione dei vincitori sia del trofeo principale, sia dei premi di gruppo e individuali in palio.
Sono dunque queste tre, fra le sette giunte in finale, le compagnie scelte dalla giuria per contendersi la vittoria: il Teatro dei Picari di Macerata, che ha proposto “Il diavolo con le zinne” di Dario Fo, per la regia di Francesco Facciolli; l’Accademia Campogalliani di Mantova, diretta da Maria Grazia Bettini in “Scherzi d’amore in salsa tragica”, tratto da Anton Cechov; e l’Accademia di Teamus di Verona, diretta da Rino Condercuri in “Rumori fuori scena” di Michael Frayn.
La rosa delle finaliste – in lizza per gli altri riconoscimenti – è completata da Prototeatro di Montagnana con “La locandiera e gli amorosi”, commedia scritta (ispirandosi a Goldoni) e diretta da Piero Dal Prà; La Zonta di Thiene con “Salomè”, per la regia di Mauro Lazzaretti; Stabilimento Teatrale di Caerano San Marco (Treviso) di scena con “L’odissea di Pantalone”, per la regia di Emanuele Pasqualini; e compagnia Città di Milano con “La cantatrice calva” di Eugene Ionesco, per la regia di Franco Maria Di Pippo.
Ma ecco nel dettaglio le nomination. Per quanto riguarda la regia, il confronto è ancora fra le tre candidate al trofeo principale e così pure per quanto riguarda l’allestimento, ossia l’insieme di costumi, scenografia, musica e luci. Campogalliani e Picari restano in lizza per il gradimento del pubblico, dove però si mette in luce La Zonta di Thiene, compagnia che si gioca pure il premio per il migliore attore (con Giampiero Pozza) accanto a Campogalliani (Andrea Flora) e Città di Milano (Flint Chariot).
Per le attrici, invece, ancora testa a testa fra Picari (Scilla Sticchi), Campogalliani (Francesca Campogalliani) e Teamus (Mariagrazia Zecchinelli) e identico quadro sul fronte dei caratteristi maschili e femminili: i Picari mettono infatti in campo Gigi Santi e Lucia De Luca; la Campogalliani risponde con Damiano Scaini ed Ersilia Ferrante; Teamus non è da meno con Michele Vigilante e Patrizia Rossari.
Infine, tra i giovani, confronto tra Andrea Manfrin di Prototeatro, Sonia Vettor dello Stabilimento Teatrale e Claudia Mazzola di Teamus.
Tirando le somme, quindi, otto nomination per la Campogalliani, sette per Picari e Teamus, due per La Zonta e una ciascuna per Prototeatro, Stabilimento Teatrale e Città di Milano. Nel corso della stessa serata saranno premiati anche i giovani vincitori del concorso riservato alle scuole superiori e sarà assegnato il Premio Renato Salvato, riconoscimento destinato a chi si distingua per il suo impegno a favore del teatro.
Terminata la premiazione, il palcoscenico sarà poi tutto per gli Amici per un sogno, compagnia di Verbania scelta quest’anno come ospite della rassegna: la formazione proporrà un originale, coloratissimo e suggestivo musical dal titolo “Il cerchio della vita”, ispirato a “Il re leone”, magica fusione di recitazione, arti circensi, danza, canto e musica che saprà creare, al Teatro San Marco, la calda, magica atmosfera dell’assolata savana.
Il festival è organizzato da Fita Veneto in collaborazione con Regione del Veneto, Provincia, Comune di Vicenza, Il Giornale di Vicenza e Associazione Artigiani, che per il sedicesimo anno propone il proprio Premio Faber Teatro: grazie ad esso, infatti, la compagnia vincitrice della Maschera si esibirà per una sera sullo storico palscoscenico del Teatro Olimpico di Vicenza.
La serata di sabato 27 è compresa nell’abbonamento alla rassegna.

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