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Laboratorio Clandestino di Cabaret: piacevole scoperta a Tregnago

Got to be good-looking ’cause it’s so hard to see.

La locandina della serata


Se è così difficile vederlo, dev’essere interessante, pensavamo, parafrasando Lennon. Ed in effetti è stato necessario uno sforzo di volontà per mettersi in macchina sabato sera a cercare un locale appena fuori Tregnago, il Birthaus. Parcheggiando elaboravamo congetture sul significato del nome… Birth – haus? Nulla nel suo aspetto da l’idea di un reparto di ostetricia. Per fortuna non siamo qui per inutili ironie.

Lo spettacolo di sabato 31 luglio ci ha divertiti. Il laboratorio di cabaret di Verona ha prodotto, a quanto pare, ottimi frutti. Peccato che ad assistere alla serata ci fosse così poca gente, complice la distanza dalla città e probabilmente la scarsa pubblicità. Ci possiamo anche aggiungere la data infelice di metà estate (giorno di partenze “intelligenti”) ed un tempo insolitamente freddo che certo non invitava a rimanere seduti in mezzo al vento. L’aggettivo “clandestino” sulla locandina non poteva essere meglio giustificato.

Ma VeronaTeatro.Org ed il CriticAttore c’erano. E se la son goduta, chiudendo bene camicia e giacca. Diciamo subito che tutti gli attori che si sono esibiti hanno mostrato un livello di preparazione superiore a quanto ci aspettavamo. La qualità media è alta, apparendo vieppiù sostenuta da evidente impegno e passione.
Dopo questa doverosa premessa, dobbiamo ricordarci che siamo pur sempre qui a criticare. E allora facciamo le pulci ai nostri eroi.

La struttura dello spettacolo è quella classica del cabaret all’italiana, con gli artisti che si alternano sul palco. A presentare c’è Mauro Cutrino, del gruppo “TreXuna“, sostituito occasionalmente ed efficacemente dal monologhista Alberto “Grezza” Grezzani.

Se non abbiamo capito male i nomi (e nell’eventualità, chi sa ci corregga!), i TreXuna sono, oltre al già citato Mauro Cutrino, Gigi Baldassarri, Dario Conti ed Elena Tramarin. Non li conosciamo, ma dal quanto abbiamo potuto vedere sembra trattarsi di attori provenienti dal teatro. Il modo di muoversi, la mimica, l’uso della recitazione corale (ed il modo di applicarla) ci sembra avere questa origine. Ovviamente possiamo sbagliarci.

Tuttavia questo genere di spettacolo, ed il fatto stesso di essere in quattro, ha sofferto della collocazione. Il palco troppo piccolo, l’illuminazione insufficiente e (disdetta, tremenda disdetta!) i radiomicrofoni che fanno i capricci hanno nociuto all’esibizione dei TreXuna. Del resto si tratta pur sempre di “pezzi” più difficili da adattare al contesto, specie quando è così disagiato, rispetto a quello che può essere il numero di un monologhista.

Non ci dilunghiamo ancora su questo punto. Il concetto dovrebbe essere già chiaro. L’effetto comico sul pubblico è stato ottenuto nel modo migliore possibile, ma sarebbe stato probabilmente più efficace in una collocazione più adatta. Di questo, ovviamente, non sono colpevoli gli attori. Una menzione particolare è da farsi per Mauro, che s’è occupato anche della conduzione della serata. Vogliamo anche citare Elena, di cui ha colpito l’autorevole presenza scenica. Il giudizio è positivo, quindi, ma aspettiamo di rivederli in una situazione più favorevole per migliorarlo.

Il Grezza ha rappresentato una sorpresa. Conoscevamo già la forza espressiva di talune sue esposizioni, ma la padronanza della scena e la sicurezza con cui ha porto i suoi monologhi al pubblico, giocando anche d’improvvisazione, con parola e gesto misurato, hanno stupito. C’è poco da aggiungere, un’ottima esibizione. Ma siccome siamo pignoli, segnaliamo che il secondo dei suoi monologhi appariva appena meno collaudato, come dire, più… grezzo rispetto all’altro. Forse è solo un’impressione, una sfumatura difficilmente visibile ai non addetti ai lavori; forse è una perfidia da critico sottolineare un tale insignificante dettaglio, ma tant’è.

Il duo musicale “Spesso & Volentieri” ha riproposto il classico tema del gioco con le canzoni famose “smontate e rimontate” in modo da divertire. Un gioco che riesce a non cadere nel ripetitivo, nello scontato o nel forzato. Resta sempre gradevole e leggero per il pubblico, tanto che alla fine dei loro pezzi sembra quasi che gli spettatori con gli occhi chiedano ancora.
Le condizioni atmosferiche sfavorevoli hanno colpito anche loro: sembra infatti che sia stato il freddo la causa del temporaneo dimezzamento del duo a metà serata. E noi supponiamo sia stato anche causa di qualche nota “facile” sfuggita male dall’ugola. Peccati veniali, tuttavia: la qualità c’è e s’è vista tutta.

Concludiamo con Giuseppe Forte (se abbiamo annotato correttamente il nome), che s’è visto forse troppo poco. Molto divertenti le sue brevi surreali interruzioni tra un’esibizione e l’altra. Il suo personaggio Tato Roboto appare ben rodato, anche se forse pecca in originalità, lasciando un sapore di già visto. Crediamo però che questa impressione sia dovuta più al nostro gusto personale. Infatti si è trattato probabilmente del momento che ha scaturito le maggiori risate tra il pubblico (e consentiteci licenza di render transitivo l’intransitivo). Del resto si sa: il critico vede cose che agli spettatori non interessano. E noi siamo dell’idea che quanto visto non renda del tutto la qualità di questo attore. Vogliamo rivedere anche lui, per poterne decantare più giuste lodi.

Ribadiamo quindi quanto scritto all’inizio: spettacolo ben costruito ed elementi di qualità. Saremo senz’altro presenti – per quanto possibile – alla prossima occasione per divertirci e per confermare gli aspetti positivi già sottolineati. Speriamo solo con un pubblico meno infreddolito e più numeroso: questi ragazzi meritano applausi.

Aggiornamento

Ringraziamo l’informatore che ha consentito, col suo messaggio di correggere qualche refuso e di aggiungere alcune precisazioni, tra le quali i nomi dei componenti del duo Spesso & Volentieri, Daniele Manfroi e Antonio Mignolli, il secondo dei quali interprete di un numero da solista durante la serata: a questo ci si riferiva col “dimezzamento temporaneo” della coppia. La giustificazione legata al freddo della serata era un espediente scenico… come dite voi profani, una battuta estemporanea dei presentatori.
Una battuta però tanto verosimile e ben sostenuta da far dubitare anche noi, dobbiamo ammetterlo, nonostante il numero di Antonio apparisse tutt’altro che improvvisato.

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