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Il malato immaginario: sufficienza piena per la compagnia Giorgio Totola

Nel complesso piacevole.
Il malato immaginario allestito da Carla Totola non si può dire che non funzioni. Ma dobbiamo ammettere che si tratta di un successo in gran parte dovuto alla bravura degli attori in scena ed alla forza del testo, intatta nonostante i secoli e le riletture. Ma questo è il carattere tipico dei classici, ed in fondo è uno dei motivi per cui si scelgono (nei cortili 2010 sono due le compagnie che hanno allestito questo testo di Molière).

Piacevole, dicevamo, il lavoro degli attori. Meno convincenti alcune scelte registiche.
Affidare ad attrici donne tutte le parti maschili – seppure esclusa quella principale – poteva essere un’ottima idea, ed in buona parte ha funzionato. La bontà di questa impostazione ha però sofferto dell’incoerenza rappresentata da due parti minori, quelle del notaio e del servitore (appena una comparsata muta) interpretate da attori maschi.

Riteniamo che sia mancato il coraggio di andare fino in fondo con una scelta che avrebbe potuto pagare, in termini di effetto finale, molto più di quanto abbia fatto in questo modo. Vero è che il notaio, interpretato da Claudio Neri, pur in una parte molto ridotta, ha dimostrato una grande padronanza dei propri strumenti interpretativi. Ciò non fa che confermare quanto già affermato sulla qualità degli attori. Ma resta l’incoerenza di fondo segnalata che pesa sul giudizio complessivo. Mancanza di attrici o che altro? Non ha importanza.

Altra scelta discutibile e, questa sì, del tutto incomprensibile è legata alla recitazione fuori scena, affidata a plateali registrazioni audio che hanno creato un effetto disturbante sull’equilibrio dello spettacolo. Perché non si è preferita una recitazione “dal vivo”? Qual era l’effetto che si voleva ottenere? Non lo sappiamo, ma abbiamo potuto provare l’effetto ottenuto: fastidio.

Al di là dei difetti segnalati, lo spettacolo risulta comunque di buon livello, piacevole e divertente. Da sottolineare le prestazioni delle attrici, che hanno mostrato un eccellente controllo della recitazione. Sempre efficaci, sono riuscite a non eccedere nelle rispettive caratterizzazioni maschili, pericolo sempre in agguato in questi casi. Ci sentiamo di nominare almeno due delle interpreti, particolarmente azzeccate: Ottavia Bergamini, che ha rappresentato il Dottor Purgone, e Roberta Adami, cui sono state affidate le parti di Tommaso e della farmacista, signora Fleurant.

Argante, al secolo Stefano Carradore, ha dominato la scena per tutto il tempo, anche lui in modo sufficientemente misurato, pur evidenziando a tratti qualche minimo calo di intensità, dovuto però più a qualche malanno fisico che ad altro, come ci è stato confermato nel dopo spettacolo.

Dopo un’attenta analisi del profilo psicologico e del legame esistente tra tutti i personaggi e Argante protagonista, abbiamo percorso la strada della naturale espressione della gestualità e vocalità, e così pure valorizzando le grottesche figure dei medici, note come aspetto divertente e pungente del tema predominante della famosa commedia francese. Abbiamo altresì abbandonato l’ambientazione seicentesca non volendo appositamente dare un preciso periodo storico, accostando il più possibile gli impulsi emozionali ad una contemporaneità senza tempo, ricercando nel bagaglio di ogni attore “un fatto”, “una situazione” realmente accaduta e vicina al profilo interpretativo. Tutto si svolge in continuo movimento di sali-scendi tra pedane, scale, scivoli e sgabelli, purghe, medicine e tanto gioco tra finzione e realtà.

Il sito web della compagnia è: http://www.totolateatro.it/

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