Dev’essere deluso, un critico, se non trova appigli per criticare? Noi crediamo di no. Se non altro perché ciò vuol dire che si è trascorsa una serata assistendo ad uno spettacolo molto ben realizzato. Come si può restare delusi?
I lettori attenti avranno già arguito da questa premessa che “Inganno in gonna”, il nuovo allestimento della compagnia Estravagario Teatro di Verona, è uno spettacolo che valutiamo in modo positivo. Ma ora ci tocca fornire i dettagli, e lo faremo con tutta la perfidia e la pignoleria che ci contraddistinguono.
Dobbiamo confessare innanzitutto che un certo scetticismo ci ha accompagnato già prima dell’inizio. L’indicazione sulla locandina che assegnava genericamente la regia a “Estravagario Teatro” ci rendeva inquieti e dubbiosi. In teatro serve una gestione artistica coerente dello spettacolo, che eviti ogni confusionaria eterogeneità della comunicazione verso il pubblico. Per questo è buona norma affidare la regia ad una sola persona.
Ci sbagliavamo, stavolta. La regia risulta assolutamente coerente, gli attori convincono in ogni momento ed il ritmo dei dialoghi e dei movimenti non ha mostrato alcun cedimento. Segno di notevole unità nella visione del testo e negli effetti da ottenere. Concordia evidente, del resto, anche dall’affiatamento tra gli attori sul palco. Insomma, l’elemento che, in mani sprovvedute, avrebbe messo a rischio l’impresa, è stato invece quello che ha sottolineato ed esaltato la qualità della compagnia Estravagario Teatro e l’esperienza dei suoi attori-registi.
Altri aspetti determinanti per la riuscita di questo spettacolo secondo noi sono stati il trucco ed i costumi, con l’abile dosaggio di piccoli eccessi, laddove era da suscitare l’effetto comico. Ben strutturata la scenografia, con la doppia scalinata che permette di sfruttare completamente lo spazio scenico sui due livelli. Solo un appunto a proposito del telo dipinto a giardino che s’intravvedeva dietro la porta-finestra centrale: sarebbe forse apparso più realistico se avesse mostrato meno dettagli (la panchina era probabilmente di troppo, ma è una questione di gusto).Qualche dubbio dobbiamo segnalarlo a proposito dell’illuminazione. I fari non sono sempre apparsi puntati in modo ottimale, creando a volte effetti luce-ombra apparsi casuali sulla scena e sugli attori. Dobbiamo segnalare, tuttavia, che tale appunto proviene da un esperto di illuminazione teatrale, anch’egli presente come spettatore, abituato a cogliere la minima imperfezione. Noi, l’ammettiamo, non abbiamo notato nulla. Altro aspetto forse migliorabile è la pausa per il cambio della scenografia tra scena e scena, che in talune occasioni ci è parsa troppo lunga.
Si tratta comunque di dettagli di scarso peso, che avvicinano comunque la compagnia Estravagario Teatro più alle compagnie professioniste che agli altri gruppi amatoriali con cui condivide i cortili veronesi.
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