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	<title>VeronaTeatro.Org &#187; Ottavia Bergamini</title>
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		<title>Le donne a parlamento: l&#8217;avanguardia del teatro classico</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 21:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CriticAttore</dc:creator>
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<p><a href="http://www.veronateatro.org/site/2011/07/21/le-donne-a-parlamento-lavanguardia-del-teatro-classico/donne_parlamento/" rel="attachment wp-att-702"><img class="alignleft size-full wp-image-702" style="margin: 4px 8px;" title="donne_parlamento" src="http://www.veronateatro.org/site/wp-content/uploads/2011/07/donne_parlamento.jpg" alt="" width="160" height="210" /></a> Ieri sera è andata in scena l&#8217;ultima replica de <em><a href="http://www.totolateatro.it/pagine/donne_parlamento.html">Le donne a parlamento</a></em>, spettacolo presentato dalla <strong>compagnia Giorgio Totola</strong>. Noi eravamo lì, pronti a rilevare ogni minimo difetto, per questa prima recensione del nuovo VeronaTeatro.Org 2.0.</p>
<p><strong>Il testo e l&#8217;adattamento.</strong></p>
<p>Scegliere un testo classico per le serate estive nei cortili non sempre è una buona idea. Bisogna essere in grado di adattarlo alla sensibilità di un pubblico che, in buona parte, viene a cercare una risata facile, senza pensieri. Nel caso de <em>Le donne a parlamento</em>, l&#8217;esperimento di <strong>Massimo Totola</strong>, regista e autore dell&#8217;adattamento, è pienamente riuscito.</p>
<p>Di per sé la commedia scritta venticinque secoli fa da un Aristofane già sessantenne mantiene da sola una sua solidità senza tempo sia nella struttura comica che nei temi politici e sociali affrontati. Una rinfrescata al linguaggio (in realtà, qui si tratta di una consistente riscrittura e riduzione) ed è fatta: ecco un testo satirico fresco ed attualissimo. Certo, l&#8217;ateniese Aristofane con quel curioso slogan del &#8220;tutto in comune&#8221; non mirava di sicuro al comunismo, ma al peculiare regime di governo di Sparta, rivale storica di Atene, da prendere in giro per il sommo divertimento dei suoi concittadini. Ma la coincidenza ed il conseguente equivoco contribuiscono a mantenere giovane quest&#8217;opera.</p>
<p>Promuoviamo l&#8217;adattamento di Totola a pieni voti, ma non saremmo buoni critici se risparmiassimo di criticare i dettagli che ci paiono meno riusciti.<br />
Cominciamo dal prologo, tecnicamente un dialogo tra due semicori, in verità un testo tratto dalle <em>Operette morali</em> di Giacomo Leopardi (il <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_di_un_cavallo_e_un_bue">Dialogo di un cavallo e un bue</a>), che risulta eccessivamente lungo e statico, al punto da mettere a dura prova l&#8217;attenzione del pubblico più volenteroso.<br />
Altrettanto si potrebbe dire del dialogo a più voci tra le donne travestite da uomini che viene subito dopo, se non fosse per il movimento scenografico più vivace ed il gioco di toni della recitazione sufficientemente vario da guidare lo spettatore attraverso lo sviluppo dei concetti espressi. Si seguono senza fatica &#8211; persino con divertimento &#8211; anche i monologhi delle attrici, molto brave e precise nella dizione delle battute.</p>
<p>Un elemento che non abbiamo gradito è stato il monologo finale del primo atto. È stato, sì, divertente e ben recitato, ma vi abbiamo scorto &#8211; e non siamo stati gli unici &#8211; una semplice giustapposizione di battute provenienti dal cabaret e già abbondantemente sentite altrove. La cosa assume un carattere spiacevole soprattutto per chi come noi segue da vicino, oltre al teatro, anche il lavoro dei cabarettisti, che vivono questo tipo di &#8220;riuso&#8221; come un grave sgarbo, quasi un furto.<br />
Anche il monologo di Ermete all&#8217;inizio del secondo atto appare come un intermezzo cabarettistico, ma questa volta si percepisce una maggiore integrazione nel testo. L&#8217;effetto &#8220;corpo estraneo&#8221; è qui poco più che una sensazione soggettiva.</p>
<p>Dobbiamo infine segnalare una vaga impressione generale di frammentarietà nella successione delle scene. Impressione generata inevitabilmente, a nostro parere, dal lavoro di riduzione svolto sul testo. Una scelta corretta e consapevole, quindi, e non un difetto.</p>
<p><strong>Gli attori e la regia.</strong></p>
<p>Non abbiamo assistito alla prima ed arriviamo dopo una decina di repliche che di sicuro hanno giovato alle prestazioni degli attori.  Detto (ehm, scritto) questo, non abbiamo rilevato incertezze nella recitazione di ciascun attore. Qualche sbavatura c&#8217;è stata, certo, ma si tratta di quelle contingenze irrilevanti che si vedono in tutti gli spettacoli teatrali, compresi quelli delle compagnie professioniste. Insomma quei dettagli che fanno preferire il teatro al cinema.</p>
<p>Tra le eccellenze da sottolineare ci mettiamo la recitazione dei monologhi sparsi per tutto il testo, resi ottimamente da tutti gli attori e le attrici che vi si sono cimentati. Non abbiamo notato l&#8217;emergere di un personaggio rispetto agli altri, ma si tratta di un appiattimento verso l&#8217;alto del livello qualitativo. A noi sono piaciuti di più  <em>Diana</em>, <em>Zoe</em> ed <em>Ermete</em> (rispettivamente interpretati da <strong>Jessica Rollo</strong>, <strong>Ottavia Bergamini</strong> e <strong>Claudio Neri</strong>) ma le nostre preferenze si fondano più sul gusto personale che su altri oggettivi elementi.</p>
<p>Vale la pena spendere qualche parola sulla cura della dizione italiana mostrata dalle attrici, elemento basilare ma che non sempre i registi degnano di sufficiente attenzione.<br />
Abbiamo scritto delle attrici. Qualche dubbio sulle flessioni della pronuncia di <em>Theophilus</em> (<strong>Otello Visentini</strong>) e <em>Zotihos</em> (<strong>Fernando Bustaggi</strong>) ci è rimasto. Supponiamo che ci fosse una precisa scelta registica dietro l&#8217;improbabile camuffamento della voce di <em>Theophilus</em> con una raucedine che suona palesemente finta e per nulla naturale. Di sicuro le battute mostravano un certo affanno nel mantenere una corretta dizione sotto quello sforzo aggiuntivo. Anche il personaggio di <em>Zotihos</em> denunciava qualche flessione regionale di troppo nel suo eloquio, ma la recitazione energica e la voce più libera da costrizioni hanno permesso una maggiore varietà espressiva.</p>
<p>Ignoriamo per questi due casi quanto l&#8217;indulgenza verso l&#8217;accentuazione localistica sia stata una scelta, di certo lo è stata nel caso di <em>Ermete</em> che ha recitato sempre in un italiano-romanesco molto preciso che non può certo essere frutto del caso. L&#8217;esito è stato sicuramente molto positivo per lo spettacolo, anche se siamo tutt&#8217;ora incerti sull&#8217;opportunità dell&#8217;associare la parlata romana ad un personaggio che, almeno nelle intenzioni, era pur sempre un greco.</p>
<p>Molto ben riuscito l&#8217;inserimento dei due intermezzi musicali. Aristofane aveva effettivamente introdotto ne <em>Le donne al parlamento</em> questa novità modificando l&#8217;uso tradizionale del coro per adeguarsi al gusto del pubblico che, ormai all&#8217;alba del IV secolo <em>p.e.v.</em><sup><a href="http://www.veronateatro.org/site/2011/07/21/le-donne-a-parlamento-lavanguardia-del-teatro-classico/#footnote_0_701" id="identifier_0_701" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="prima dell&amp;#8217;era volgare, v. http://it.wikipedia.org/wiki/Era_volgare">1</a></sup> , stava cambiando. Tornando a noi, <strong>Roberta Adami</strong>/<em>Athena</em> ha interpretato alla perfezione il ruolo di cantante, così come <em>Fernando Bustaggi</em> e <em>Claudio Neri </em>quello dei musici.</p>
<p>Un accenno finale alla scena, scarna e funzionale ma che non rinuncia per questo ad un notevole impatto scenografico. Ci è piaciuta la scelta cromatica in bianco (con poche, ci pare significative, eccezioni) dei costumi, accordata agli elementi ed agli oggetti di scena, che permetteva di giocare in modo discreto ma aprezzabile, con luci ed ombre.</p>
<p>Ci sembra di non aver tralasciato nulla di importante. A noi questo spettacolo è piaciuto. Sono ovviamente bene accetti commenti di segno diverso.</p>
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<p><strong>Da</strong> <a href="http://www.veronateatro.org/site/">VeronaTeatro.Org</a>, <strong>post</strong> <a href="http://www.veronateatro.org/site/2011/07/21/le-donne-a-parlamento-lavanguardia-del-teatro-classico/">Le donne a parlamento: l&#8217;avanguardia del teatro classico</a></p>
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<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_701" class="footnote">prima dell&#8217;era volgare, v. http://it.wikipedia.org/wiki/Era_volgare</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Il malato immaginario: sufficienza piena per la compagnia Giorgio Totola</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 09:12:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CriticAttore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bibliotecateatrale.org/veronateatro/wp-content/uploads/2010/07/malato_immaginario.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-609" style="margin: 4px 8px;" title="malato_immaginario" src="http://www.bibliotecateatrale.org/veronateatro/wp-content/uploads/2010/07/malato_immaginario.jpg" alt="" width="160" height="193" /></a> Nel complesso piacevole.<br />
Il malato immaginario allestito da Carla Totola non si può dire che non funzioni. Ma dobbiamo ammettere che si tratta di un successo in gran parte dovuto alla bravura degli attori in scena ed alla forza del testo, intatta nonostante i secoli e le riletture. Ma questo è il carattere tipico dei classici, ed in fondo è uno dei motivi per cui si scelgono (nei cortili 2010 sono due le compagnie che hanno allestito questo testo di Molière).</p>
<p>Piacevole, dicevamo, il lavoro degli attori. Meno convincenti alcune scelte registiche.<br />
Affidare ad attrici donne tutte le parti maschili &#8211; seppure esclusa quella principale &#8211; poteva essere un&#8217;ottima idea, ed in buona parte ha funzionato. La bontà di questa impostazione ha però sofferto dell&#8217;incoerenza rappresentata da due parti minori, quelle del notaio e del servitore (appena una comparsata muta) interpretate da attori maschi.</p>
<p>Riteniamo che sia<strong> mancato il coraggio</strong> di andare fino in fondo con una scelta che avrebbe potuto pagare, in termini di effetto finale, molto più di quanto abbia fatto in questo modo. Vero è che il notaio, interpretato da Claudio Neri, pur in una parte molto ridotta, ha dimostrato una grande padronanza dei propri strumenti interpretativi. Ciò non fa che confermare quanto già affermato sulla qualità degli attori. Ma resta l&#8217;incoerenza di fondo segnalata che pesa sul giudizio complessivo. Mancanza di attrici o che altro? Non ha importanza.</p>
<p>Altra scelta discutibile e, questa sì, del tutto incomprensibile è legata alla recitazione fuori scena, affidata a plateali registrazioni audio che hanno creato un effetto disturbante sull&#8217;equilibrio dello spettacolo. Perché non si è preferita una recitazione &#8220;dal vivo&#8221;? Qual era l&#8217;effetto che si voleva ottenere? Non lo sappiamo, ma abbiamo potuto provare l&#8217;effetto ottenuto: fastidio.</p>
<p>Al di là dei difetti segnalati, lo spettacolo risulta comunque di buon livello, piacevole e divertente. Da sottolineare le prestazioni delle attrici, che hanno mostrato un eccellente controllo della recitazione. Sempre efficaci, sono riuscite a non eccedere nelle rispettive caratterizzazioni maschili, pericolo sempre in agguato in questi casi. Ci sentiamo di nominare almeno due delle interpreti, particolarmente azzeccate: Ottavia Bergamini, che ha rappresentato il Dottor Purgone, e Roberta Adami, cui sono state affidate le parti di Tommaso e della farmacista, signora Fleurant.</p>
<p>Argante, al secolo Stefano Carradore, ha dominato la scena per tutto il tempo, anche lui in modo sufficientemente misurato, pur evidenziando a tratti qualche minimo calo di intensità, dovuto però più a qualche malanno fisico che ad altro, come ci è stato confermato nel dopo spettacolo.</p>
<p>Dopo un’attenta analisi del profilo psicologico e del legame esistente  tra tutti i personaggi e Argante protagonista, abbiamo percorso la  strada della naturale espressione della gestualità e vocalità, e così  pure valorizzando le grottesche figure dei medici, note come aspetto  divertente e pungente del tema predominante della famosa commedia  francese. Abbiamo altresì abbandonato l’ambientazione seicentesca non  volendo appositamente dare un preciso periodo storico, accostando il più  possibile gli impulsi emozionali ad una contemporaneità senza tempo,  ricercando nel bagaglio di ogni attore “un fatto”, “una situazione”  realmente accaduta e vicina al profilo interpretativo. Tutto si svolge  in continuo movimento di sali-scendi tra pedane, scale, scivoli e  sgabelli, purghe, medicine e tanto gioco tra finzione e realtà.</p>
<p>Il sito web della compagnia è: <a href="http://www.totolateatro.it/">http://www.totolateatro.it/</a>
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<p><strong>Da</strong> <a href="http://www.veronateatro.org/site/">VeronaTeatro.Org</a>, <strong>post</strong> <a href="http://www.veronateatro.org/site/2010/07/25/il-malato-immaginario-sufficienza-piena-per-la-compagnia-giorgio-totola/">Il malato immaginario: sufficienza piena per la compagnia Giorgio Totola</a></p>
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